Riflessi – 2001

riflessi

1. Uomini d’Ombra/ 2. Riflessi/ 3. L’épitaphe Villon*/ 4. Monologo Inutile/ 5. Il Bel Gioco/ 6. Domenica/ 7. La Notte/ 8. Omaggio all’anarchico Lucetti 

 Testi e Musiche: Davide Trebbi

 * Testo di François Villon , 1462 – Musica di Davide Trebbi

“Riflessi” è una sorta di antologia di brani scritti durante un periodo di circa tre anni e proprio per questo i temi trattati, differiscono non poco fra loro: si va dalla riflessione politica alla descrizioni di tic e assurdità notturne.

“Uomini d’ Ombra” descrive la condizione di uomini e donne che invisibili ai più durante il giorno ,trovano nella notte il loro unico momento di dignità. La loro condizione li porta a nascondersi per timore di violenze da parte di quelli cha da “normali” trovano un posto normale, in una società normale che normalmente rende inesistenti tragedie umane e disadattamento. Così solo di notte l’ombra si affievolisce per disegnare uomini da rispettare solo in quanto tali e orgogliosi della loro anormalità.

E così anche “La Notte” descrizione di una serata scandita dal lampeggiare dei semafori oppure “Riflessi” in cui cerco di sottolineare che un riflesso a ben vedere può chiarificare ancor più di una luce accesa,puntata ma accecante.

“Monologo Inutile” rappresenta contraddizione in termini, un dialogo che però non trova risposta in uno dei due interlocutori e che quindi piomba nel monologo rabbioso che descrive il disadattamento di coloro che credono di essere normali. Un disadattamento difficile da riconoscere, ma che porta alla totale ipostatizzazione del reale per poter vivere in un mondo satinato e fittizio, inutile e dannoso, alienante. Così la disperazione reale viene scaraventata nell’ombra e il problema principale diventa l’abbinamento di un collier con un tailleur o la scelta del club più alla moda.

“Domenica” è una riflessione di inizio millennio, il giorno del signore che però diventa il giorno degli acquisti inutili e dell’ansia da iperattivismo che finisce per calpestare chiunque, soprattutto chi vive ai margini, nell’ombra o che più semplicemente vorrebbe trovare una libreria aperta più che fare shopping.

“Il Bel Gioco” si pone come un divertissement all’interno del quale si disegna il dualismo dell’esistenza umana : il voler fare molto e il riuscire a far davvero molto poco.

Un discorso a parte andrebbe fatto per “L’épitaphe Villon” e per la canzone“All’anarchico Lucetti”.

Questi sono due brani che mi permetto di definire storici , nel senso che affrontano fatti passati e di non poco rilievo:

L’épitaph del francese Villon è il racconto autobiografico di un condannato a morte per impiccagione che immagina il suo corpo dondolato dal vento e crede di poter sentire i commenti dei passanti che giudicano e sentenziano. Il testo è del 1462 e lo canto in francese perché, credo, possa risultare più coerente con lo spirito dell’autore che fine poeta ed intellettuale , venne condannato per futili motivi (furto) e tacciato di libertinismo. Sfortunatamente il condannato a morte è una figura tragicamente attuale e quindi perché non musicare un testo del genere?

“All’Anarchico Lucetti” è la storia dell’omonimo anarchico toscano che negli anni ’30 attentò a Mussolini senza però raggiungere lo scopo e che fu rinchiuso a Regina Coeli a “meditare”. In Italia gli attentati al duce sono stati solo tre e Lucetti è stato forse il più significativo tra gli altri.

E’ questa una canzone che oggi (a distanza di quasi un anno dalla prima stesura) mi piace dedicare ai fatti di Genova ormai cronaca e agli eventi a venire che verosimilmente riproporranno la tensione tra potere costituito, legalmente e statalmente tutelato e quindi presupposto, ma solo presupposto, innocente e chiunque più o meno intelligentemente cerchi di contrastarlo proponendo alternative di agognata e necessaria civiltà.

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